Il contesto, l’habitat e il clima

La nostra attività vinicola abbraccia 120 ettari di vigneti sulle colline trapanesi dove soffia il vento del Mediterraneo. Ad un’altitudine che raggiunge i 450 metri sul livello del mare, profumi e sentori si respirano a pieni polmoni su un territorio ampio, dall’elevata permeabilità, con abbondanza di argilla, silice e calcare. La punta ovest della Sicilia è ventosa, esposta sia al maestrale che allo scirocco. Il clima è mite, con estati lunghe e precipitazioni limitate nei mesi invernali, durante i quali le temperature oscillano tra i 7 e i 17 gradi. Un’immensità di colori tra cielo e terra, tra sole e luna.

I vigneti e le pratiche colturali

Un lavoro lungo 365 giorni quello che portiamo avanti sui vigneti distesi nell’agro di Salemi che degrada dolcemente verso il fondovalle, e con un’esposizione in buona parte sul versante nord/nord-ovest e una minima porzione di superficie a sud-est; in ogni appezzamento ci impegniamo a creare la migliore combinazione tra vite, clima e suolo.
Grillo, Catarratto, Grecanico, Inzolia, Zibibbo, Nero d’Avola, Frappato e Perricone, ma anche Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Syrah e Merlot: queste le varietà che animano le terre denominate Giummarella e Cuttaia, coltivate in regime biologico, in modo da garantire una produzione sostenibile e rispettosa dell’ambiente. La vita lenta di campagna si intreccia all’aria salubre delle colline, alle correnti salmastre che arricchiscono le piante di sali minerali. Il senso dell’attesa viene scandito dai ritmi delle stagioni, da attente pratiche colturali: dalle concimazioni di natura organica al monitoraggio continuo sull’eventuale comparsa di insetti nocivi, dalla semina di essenze erbacee fino all’utilizzo di leguminose per incrementare l’apporto di azoto (fondamentale per lo sviluppo vegetativo) e aumentare la fertilità del terreno stesso. Dal campo alla cantina: il nostro obiettivo è ottenere vini di qualità, preservando l’integrità delle uve.

L’uliveto

Con l’esperienza di chi vive la campagna da ben quattro generazioni, miriamo a produzioni di pregio con un altro frutto, il più prezioso figlio di una terra che da secoli ospita l’albero più longevo di tutti: l’ulivo. Il nostro Olio Monovarietale è un extravergine estratto da olive Nocellara del Belìce, rinomata varietà autoctona, carnosa, dal sapore intenso. Cura maniacale e dedizione sono alla base di un olio di qualità, naturale espressione delle mille sfumature della ridente costa occidentale della Sicilia. Le olive vengono raccolte con brucatura a mano, nel verde degli uliveti estesi su 18 ettari di terreno, e macinate a temperatura controllata. Direttamente dal cuore della Val di Mazara un prodotto genuino, equilibrato, ottimo a crudo e in cottura.

La vendemmia

C’è sempre un misto di eccitazione e paura nel momento clou dell’annata vitivinicola, per noi un instancabile ritorno alle origini. Sono innumerevoli le variabili che influenzano le sue tempistiche, a partire dalle stratificazioni del terreno, l’allevamento, l’esposizione, il ciclo produttivo del vitigno fino al tipo di vino che si desidera avere. Una cosa però è certa: con la vendemmia entriamo nel vivo della raccolta delle uve, alla luce di un sole dai riflessi più dolci. Un rituale tanto ancestrale quanto magico, frutto di un meticoloso lavoro di monitoraggio ed analisi, sviluppato da un team di esperti, guidato dal nostro agronomo Fernando Paternò e dall’enologo Giuseppe Ferranti. Insieme, in un percorso di condivisione e di studio su decine di ettari di vigneto lungo le valli trapanesi, riflesso di una costante ricerca di standard qualitativi eccellenti e dell’impegno di un’azienda sempre orientata verso una viticoltura di precisione. Cominciamo nella prima decade di agosto con il chiarore delle varietà a bacca bianca, come Chardonnay e Catarratto, e così fino a ottobre tra le sfumature granate dei vitigni a bacca rossa, tra i quali Nero d’Avola e Merlot. Dopo un’opportuna valutazione della gradazione zuccherina dettata dallo stato di maturazione, le uve vengono quindi raccolte manualmente, private delle foglie, adagiate in piccoli contenitori per preservare l’integrità degli acini. Il mosto ottenuto dalla diraspatura viene poi riversato in grandi vasche, dove rimane a fermentare. Profumi e sentori prendono forma con l’affinamento, che può durare settimane o qualche anno; il risultato sarà un prodotto rispettoso dell’identità territoriale. Solo a questo punto, siamo pronti per imbottigliare il vino e celebrarlo in tutta la sua essenza.

Vitigni e tecniche di vinificazione

Siamo fermamente convinti che nulla va lasciato al caso. Dopo la vendemmia e la fermentazione del mosto, il vino riposa per diventare stabile, maturare i propri aromi, convertirsi in un prodotto di qualità pronto a dare un valore aggiunto ai winelover di tutto il mondo. Dalle varietà autoctone come Grillo, Catarratto, Grecanico, Inzolia, Zibibbo, Nero d’Avola, Frappato e Perricone, agli internazionali come Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Syrah e Merlot: per ognuno di questi esistono disciplinari specifici che stabiliscono un tempo minimo di affinamento, così come i serbatoi dove far avvenire la maturazione, in un periodo compreso fra i tre e i sei mesi. Dall’acciaio al legno di rovere francese e acacia: in cantina abbiamo barrique da 225 litri, tonneaux da 550 litri, botti da 30 e da 50 ettolitri, vere opere di artigianato di stimati mastri bottai del trapanese.
L’acciaio è neutro, non dona e non toglie nulla e, in linea generale, è il materiale usato per la produzione di vini di pronta beva per i quali si desidera esaltare i profumi primari di fiori e frutta. Lo preferiamo soprattutto per i bianchi, freschi e giovani; alleato dei rossi è invece il legno che in un costante dialogo con il vino favorisce una micro-ossigenazione, conferendo raffinatezza e profondità. I contenitori più piccoli daranno un’impronta più marcata rispetto alle botti grandi; essenze e dimensioni accentuano dunque l’intensità delle note aromatiche, la complessità a livello olfattivo. Il prodotto finale sarà un trionfo di sfumature al passo con i tempi, sinonimo di qualità ed eleganza, sinonimo di Caruso & Minini.

Cantina e affinamento

Le peculiarità del territorio, la natura dei suoli, i microclimi, trovano la loro espressione più autentica all’interno di un contesto produttivo dove il vino si erge ad elemento fondamentale per lo sviluppo aziendale: la cantina. Siamo in un antico baglio ottocentesco interamente ristrutturato, nel cuore della tradizionale area degli stabilimenti vinicoli marsalesi. Un gioiello altamente tecnologico all’insegna della sostenibilità con scelte di estrema coerenza nella gestione delle uve a bacca bianche e rosse e nel pieno rispetto dell’ambiente circostante. Offrire al consumatore finale un prodotto performante e competitivo è per noi fondamentale, e per farlo ogni giorno mettiamo in atto tutte quelle “best practices” in grado di fare la differenza. Tra queste l’utilizzo di materia organica per favorire il recupero dell’equilibrio dei suoli, la riduzione della quantità di solfiti aggiunti, il ricorso all’azoto per proteggere i mosti e i vini dal contatto con l’ossigeno, la criomacerazione per preservare la qualità aromatica e quindi le tipicità organolettiche. Trasferire in una bottiglia quella che è la storia e la cultura di un territorio è cosa complessa, e il segreto è imparare dai vini, studiando e monitorando tutti i parametri necessari. In questo senso, abbiamo avviato uno specifico lavoro di studio ed analisi, in collaborazione con l’Università di Palermo, sulla selezione dei lieviti. Accanto ai “secchi attivi o LSA”, si è scelto infatti di estrarre in vitro lieviti autoctoni dalle singole varietà biologiche (Catarratto, Frappato e Perricone) con l’obiettivo di innescare una fermentazione il più ‘naturale’ possibile. Dal mare alla terra, dalla terra al vino; la quarta generazione di Caruso & Minini racconta l’essenza di una lunga tradizione enologica.

Bio e non solo

Il Metodo Classico di Caruso & Minini 

Dalla grande personalità, stimolante al naso e in bocca: Arya, il nostro spumante metodo classico, è la luce del sole unita alla freschezza della bacca bianca, coltivata e raccolta a mano sulle colline di Salemi. La sua è una produzione ambiziosa, con tempi di lavorazione lunghi, sintesi vincente di competenza e tradizione. Arya è uno scrigno di profumi, sfumature salmastre, la celebrazione di un territorio generoso, cullato dalle onde, accarezzato dal vento. Un vino intrigante, che riempie di allegria i brindisi tra gli intenditori del bere bene. La sua prima annata risale al lontano 2013, e da allora è stato un crescendo di impegno e consensi, entrando meritatamente nell’olimpo delle bollicine di classe e struttura, dentro e fuori la Sicilia. La vendemmia comincia nella prima decade di agosto, tra i grappoli del vitigno autoctono del Catarratto con 11-13 di grado babo, quindi con un ottimo accumulo di acido malico, utile per creare la base spumante. Seguirà una vinificazione in botti di acciaio, a basse temperature per conservare la componente aromatica e l’eleganza del vitigno stesso. Dopo la fermentazione, dalla durata di circa 15/20 giorni, si fa un primo travaso rimuovendo le fecce grossolane, si procede con l’affinamento, per poi effettuare una seconda fermentazione con l’aggiunta di una selezione di zuccheri e lieviti. In bottiglia il vino riposerà in posizione orizzontale per almeno 24 mesi, e durante i quali acquisirà la sua effervescenza finale. Con la sboccatura i lieviti residui vengono eliminati e si otterrà uno spumante limpido, raffinato, pronto per essere amato e degustato a tutto pasto, dall’aperitivo al dolce.

Orange Wine

Da Caruso & Minini l’altra sfumatura dell’uva a bacca bianca è l’Orange Wine, dallo stile antico e nuovo allo stesso tempo. Apprezzato e sorseggiato in tutto il mondo, si tratta di un vino vinificato come il rosso, ovvero con macerazioni del mosto a contatto con le bucce e i lieviti. Un prodotto che registra sempre più consensi, conquistando mercati su mercati, e che adesso vanta anche una significativa quota di produzione nel “Made in Sicily”. Una specializzazione che trova nell’Arancino, unico bianco macerato della nostra azienda, la sua espressione più autentica. La lavorazione inizia a settembre con la vendemmia dei primi grappoli di Catarratto che hanno raggiunto la giusta maturazione. Una volta in cantina, la diraspatura e la pigiatura cedono il passo alla fermentazione, che inizia spontaneamente e a una temperatura controllata di 18 gradi, in totale assenza di solforosa. Prima di essere imbottigliato, il vino verrà filtrato per acquisire una maggiore limpidezza.
Il risultato è un Orange Wine da tutto pasto, con sfumature ambrate, dal sapore fresco ed elegante.

Natura e sostenibilità:
le buone pratiche di Caruso & Minini

Il biologico

La Sicilia è la più grande area vinicola biologica in Italia. Rappresenta il 30% della superficie nazionale e vanta anche il primato tra le regioni che praticano una viticoltura sostenibile, assoggettata al disciplinare bio. Con 120 ettari di vigneti sulle colline dell’entroterra, noi di Caruso & Minini ci muoviamo esattamente in questo scenario che guarda al futuro, consapevoli che nutrimento e benessere sono ottenuti tramite l’ecologia dell’ambiente di ogni specifica produzione.
Lungo le contrade Giummarella e Cuttaia coltiviamo i vitigni autoctoni quali Grillo, Catarratto, Grecanico, Inzolia, Zibibbo, Nero d’Avola, Frappato e Perricone, ma anche varietà internazionali come Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Syrah e Merlot. L’uso responsabile delle risorse idriche ed energetiche è alla base della scelta bio della nostra azienda, in prima linea nell’ottimizzazione delle tecniche di gestione dei suoli calcarei-argillosi e nell’affrontare i cambiamenti climatici e i riflessi di questi sui processi vegeto-produttivi della vite. Tra i filari crescono fiori e piante che attirano gli impollinatori, creano biodiversità e aiutano il terreno a respirare; ricorriamo all’utilizzo di sovescio per mantenere la sua fertilità, all’azoto per proteggere i mosti e i vini dal contatto con l’ossigeno. Le fermentazioni e buona parte degli affinamenti avvengono in acciaio; spazio anche a studi microbiologici per monitorare i parametri dei vini, studiarli, imparare da loro. 
Una connessione sana tra uomo, suolo, aria e acqua, risulta dunque fondamentale per portare avanti il lavoro di quattro generazioni che copre tutta la filiera produttiva. Nel rispetto dell’equilibrio bio, il risultato sono vini buoni per natura, che reinventano il canone siciliano con freschezza ed eleganza.

La sostenibilità

Responsabilità sociale, ambientale ed economica: c’è questo dietro la new generation di Caruso & Minini. Non solo un impegno, ma anche un dovere morale, essenziale per evitare il collasso dell’ecosistema terrestre, con sguardo sempre rivolto al futuro. Ci facciamo dunque portavoce di cambiamento, mediante l’implementazione di tecniche agricole sostenibili, e al contempo con un sano investimento nella formazione e nello sviluppo del team, sostenendo iniziative sociali e comunitarie mirate a salvaguardare l’integrità dei vitigni. Tra le iniziative dall’impronta ecologica, invece, operazioni di relamping, l’introduzione di macchinari di ultima generazione che consentono una riduzione delle emissioni annue di CO2 di circa 70 Tonnellate, seguita dall’installazione di un impianto fotovoltaico capace di fornire energia pulita alla cantina fino a renderla quasi autosufficiente; un prezioso contributo per la salvaguardia ambientale con una riduzione delle emissioni annue di CO2 di circa 160 tonnellate, un’azione necessaria per intervenire in modo performante anche sui consumi energetici. Il percorso green di Caruso & Minini ha ottenuto la certificazione Equalitas come azienda sostenibile; la norma Equalitas prevede, infatti, la certificazione di tre dimensioni produttive: l’impresa (standard di Organizzazione), il prodotto finito (standard di Prodotto), il territorio (standard di Territorio). La tradizione abbraccia l’innovazione, la ricerca l’ambiente: è una strada tortuosa che percorriamo con instancabile determinazione insieme ai partner e ai clienti; insieme per fare la differenza.

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Cliccando sul seguente link puoi scaricare il nostro bilancio di sostenibilità e approfondire come noi della Caruso e Minini ogni giorno ci impegniamo per uno sviluppo rispettoso dell’ambiente e allo stesso tempo socialmente equo.

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Il Progetto Stravina

Sperimentazione, ricerca e, contestualmente, valorizzazione e salvaguardia della tradizione vitivinicola siciliana: una linea di sviluppo che noi di Caruso & Minini perseguiamo studiando le interazioni tra vitigno e terroir allo scopo di definire nuovi protocolli di gestione agronomica per migliorare l’espressività dei vini e il profilo di sostenibilità integrale dell’azienda. Questi gli obiettivi del progetto Stravina, che abbiamo avviato grazie ai fondi comunitari del Psr Sicilia 2014/2020 e coinvolgendo in prima linea Terre di Giumara, nel territorio di Salemi, il “polmone produttivo” della cantina. Un’iniziativa che ci ha spinto ad essere ancora più rigorosi nella nostra filosofia imprenditoriale, adottando – grazie al supporto di alcune realtà scientifiche siciliane – specifici accorgimenti, necessari a ripristinare un equilibrio tra esigenze di produzione, territorio ed ambiente naturale. Il primo vitigno ad essere stato inserito all’interno di questa progettualità è stato il Frappato; una varietà ancora poco diffusa nella Sicilia occidentale ma su cui abbiamo voluto investire in maniera decisa, con l’obiettivo di ottimizzarne le potenzialità anche nell’entroterra, dove sta trovando un nuovo habitat produttivo, collinare, ventilato, gestito in biologico. Una scelta vincente anche da un punto di vista enologico – oltre che agronomico – in quanto è tra i vitigni che più si stanno affermando sotto il profilo gustativo, con vini “agili” e di “pronta beva” sempre più nelle grazie delle nuove generazioni di consumatori. Più nel dettaglio, il progetto Stravina rappresenta per noi l’opportunità di verificare le potenzialità di un vitigno, attraverso lo studio delle pendenze, la conformazione dei terreni, le esposizioni, la presenza di falde acquifere sotterranee; di conseguenza è anche la possibilità di operare scelte gestionali agronomiche capaci di salvaguardare i contesti produttivi e di mitigarne i cambiamenti, a partire da quelli climatici.
Facciamo dunque tesoro dei fattori essenziali per caratterizzare lo sviluppo vegeto-produttivo delle viti, al fine di migliorare la produzione enologica riducendo al minimo l’impatto ambientale.

Il parere dell’agronomo: Fernando Paternò

Abbiamo scelto di lavorare sul Frappato per la sua immediatezza gusto-olfattiva, perché tra le varietà autoctone si sta affermando per un suo autentico eclettismo produttivo. Come spiegato dal nostro agronomo Fernando Paternò, per interpretare il rapporto uomo-natura è necessario partire dall’analisi del suolo, dalla gestione intelligente della parte aerea della pianta, calibrazione della produzione e affinamento delle tecniche per permettere di estrarre il massimo dal vigneto, tenendo conto del microclima del territorio. Abbiamo messo a punto un protocollo di lavoro concertato con l’Istituto di Agronomia dell’Università degli Studi di Palermo, per applicare tecniche di gestione organica del suolo e sostenibili per l’ambiente. Caruso&Minini ha dunque sposato un progetto che abbraccia il vigneto a 360 gradi, in un contesto quanto più naturale possibile.

Il parere dell’enologo: Giuseppe Ferranti

Il Frappato è un vino leggero, fresco, molto versatile negli abbinamenti, caratteristico della Sicilia Orientale; l’obiettivo del progetto è migliorare la sua produzione, facendolo esprimere nelle sue caratteristiche varietali nel territorio di Salemi, quindi nella punta occidentale dell’isola, in un contesto inedito, ma al contempo dalle grandi potenzialità. In collaborazione con l’Università di Palermo, come spiegato dal nostro enologo Giuseppe Ferranti, durante la vinificazione, sono state condotte due fermentazione parallele, per quanto riguarda la fermentazione alcolica della prova, sono stati inoculati dei lieviti autoctoni selezionati dal dipartimento di microbiologia enologica della facoltà di agraria di Palermo. Al termine di questa fase abbiamo osservato che nonostante il prodotto Caruso & Minini sia con sentori fruttati, tipici del Frappato, quello della prova sperimentale invece esprime anche note floreali, conferendo maggiore complessità ed eleganza al prodotto stesso. La sperimentazione è andata dunque a buon fine, e Caruso & Minini continua a credere nel progetto Stravina.

La Doc

Delia Nivolelli

Una piccola enclave all’interno della Doc Marsala, dove noi di Caruso & Minini vinifichiamo il Syrah, intitolato proprio a questo areale compreso tra Mazara del Vallo, Petrosino, Marsala e Salemi.
La denominazione della Doc Delia Nivolelli – approvata nell’estate del 1998 – prende il nome dal fiume Delia e dalle paludi Nivolelli, bonificate nei primi anni del secolo scorso.
Nella Delia Nivolleli DOC vengono prodotti sia vini rossi che bianchi, dal 2010 disponibili in più di dieci tipologie. Per i vini bianchi, almeno il 65% è composto da Grecanico, Inzolia e Grillo, mentre è più corposo l’elenco delle varietà a bacca nera, tra le quali spiccano il Nero d’Avola e il Perricone per gli autoctoni, il Sangiovese, il Cabernet Sauvignon, il Merlot e il Syrah, invece, tra gli internazionali. Come di solito accade per i vini DOC siciliani, i rossi possono acquisire la menzione riserva se invecchiati per 24 mesi prima della loro immissione in commercio.
Profumi e valori di questa preziosa DOC sono ben racchiusi nei nostri Delia Nivolelli DOC Syrah riserva,un rosso profondo ed elegante.